La pianta del Planetarium Botanico mette in evidenza le sette aree planetarie che sono state realizzate modificando la morfologia del terreno. Le aree sono state realizzate grazie alle conoscenze dell'agricoltura biodinamica con attenzione particolare alla disposizione di piante ad alto fusto, piante officinali, piante arbustive collocate in armonia con collinette artificiali, sculture e avvallamenti, corsi d'acqua e laghetti. Nel campo degli ecosistemi appare come ogni pianta, cercando la verticale, manifesti il suo anelito verso il cielo. In questo modo magico ma dopo oltre 40 anni di ricerche ad opera di Silvano Angelini, il Planetarium Botanico collega il Mondo delle Piante con l'Universo. All'effetto rigenerante della Natura si unisce l'atmosfera dei pianeti del nostro Sistema Solare e delle piante a loro dedicate. Ecco le connessioni con gli alberi principali delle aree planetarie: Venere - Betulla, Giove - Acero, Mercurio - Olmo, Marte - Quercia, Luna - Ciliegio, Sole - Frassino, Saturno - Cipresso.

La stabile ferrea quercia,
con le sue foglie quasi prensili,
mette radici nelle profondità,
ci porta il vigore,
la forza e la volontà di combattere
non solo per noi
ma anche per gli altri.

L'amore per la natura era sorto quando da adolescente passavo l'estate tra sabbie e tamerici in Libia. Ora, dopo 37 anni di ricerca, sorgeva l'idea che collega il Mondo delle piante con l'Universo. Nell'osservazione del campo degli ecosistemi appare come ogni pianta, cercando la verticale, manifesti il suo anelito verso il cielo stellato, inoltre, la partecipazione a congressi e incontri con specialisti internazionali dell'ambiente, mi ha dato l'impulso per la creazione di questo luogo che oggi si rivela unico al mondo: il Planetarium Botanico.


I primi anni avevo trovato alla forestale pini e abeti, ora divenuti grandi, e questi mi diedero il La per comprendere che quello era il posto del plumbeo Saturno che ama le aghifoglie, le prime piante nell'evoluzione; poi sarebbe venuto il Sole con le ginestre, il rosmarino, il frassino, la palma e la luce che attraversa il marmo e disegna sul terreno la lemniscata, l'otto, il simbolo dell'infinito. E quindi la Luna, la pietra del gesso, Selene, il lago, i ciliegi, il salice che si specchia nell'acqua, la scultura della Madonna del Parto, omaggio a Piero della Francesca e il ginkobiloba con le sue foglie palmate e ancora Marte con la quercia, la piracanta spinosa, lo scotano con le sue foglie rosse, la berberis con le sue minuscole spine e l'agrifoglio e allo stesso tempo la discesa nell'abisso dove si può sperimentare la calma o il vuoto oppimente.


Poi Mercurio, la sua pianta è l'olmo e il nocciolo e l'albero di Giuda e la collina che si può salire e fare l'esperienza della verticale propria dell'essere umano. Continuando sul crinale giungiamo a Giove, un platano delimita l'accesso e il corbezzolo con i frutti color arancio e gli aceri, l'alloro e la sua collina che non si può più salire: dodici bossi la proteggono insieme alla lavanda e alla salvia con al centro un melograno. Giungiamo così a Venere che accoglie tutti con il suo abbraccio, con la betulla, il tiglio, il pioppo argentato, il melo e la siepe di rosa canina. Poi al lago della luna nel quale sono appostati i tuffatori, rane saltano nell'acqua quando meno ce lo aspettiamo, se siamo silenziosi abbiamo la fortuna di scorgere le tartarughe d'acqua e i pesci; l'acqua, di colore cangiante, che scorre verso il ruscello fluisce nelle flowform, fontane che hanno la funzione di rivitalizzare l'acqua e con la loro attività sono molto utili nel laghetto finale della fitodepurazione. Se poi, sotto i gazebo, troviamo la Fontana della Salute, possiamo aggiungere all'atmosfera magica del Planetarium Botanico un sorso di acqua rivitalizzata, chiudere il cerchio e sentirci completamente rinnovati
Attività
La visita rappresenta un'occasione per apprendere alcuni concetti fondamentali di conservazione dell'ecosistema e di salvaguardia dell'ambiente: sul campo del planetarium da oltre 40 anni non vengono usati pesticidi, diserbanti, concimi chimici. Le forme di flusso a lemniscata (flowform) sono state studiate per imprimere all'acqua un movimento guidato a spirale come quello dei fiumi, tra gorghi e vortici, l'acqua si rivitalizza ed è salutare per tutti gli essere viventi.

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